Lungo le rive dell'Arno verso est, da Varlungo al Girone

 
 


9 dicembre 2018
Accompagnatori: Piero e Ignazio


Archeologia industriale: l'ex deposito dei tram a Varlungo

 
 


E' un'escursione facile, sempre su pista ciclabile o pedonabile, lunga 13 km con nemmeno 20 metri di dislivello. Alla facilità del cammino si accompagnano tante cose da vedere e sulle quali riflettere. In questo ci aiuterà l'amico Ignazio Becchi, che del fiume conosce fatti e misfatti e ce li racconterà. Si tratta di un territorio oggi urbanizzato ed utilizzato come parco fluviale, ma che nel passato anche recente è stato intensamente usato dall'uomo per tante e diverse attività produttive, che hanno lasciato tracce nell'organizzazione del fiume, nei fabbricati, nella toponomastica viaria e nei ricordi che ancora sopravvivono. E a proposito di ricordi, allegato a questa scheda trovate alcune brevi ma intense pagine di Sauro Bartolozzi, scrittore nato a Bagno a Ripoli, che questo tratto di Fiume conosce bene. Viene descritto un ponte sospeso che si trovava fino all'alluvione poco più ad Est, all'Anchetta.

Il punto di ritrovo è a Varlungo, fino a poco tempo fa un borgo periferico dal quale si diceva "vado a Firenze" per recarsi in città e che oggi ne fa parte integrante. Deve il suo nome al fatto che già in epoca preromana qui vi era un guado, ma all'epoca il fiume e i suoi argini erano molto diversi da oggi. Il guado era lungo perché attraversava l'Arno in diagonale e i Romani lo chiamarono Vadum Longum, da qui il nome Varlungo. Per secoli è stato un popoloso borgo contadino di mezzadri e affituari che lungo il fiume producevano frutta e verdura in grande quantità, ospitando anche, vicino alla città e lungo l'importante via Aretina, tante altre attività: pescatori, renaioli, traghettatori, lavandai, calderai, sellai, funai, una cereria e tanti conventi. Ma poi arrivano tumultuosi i cambiamenti. Nel 1862 viene inagurato il primo tratto della Direttissima, il tratto da Firenze a Pontassieve. Nel 1890 viene costruita la sottostazione elettrica del tranvai e l'ospedale psichiatrico di San Salvi; nel 1920 la Cereria Bertelli diviene la Fabbrica Italiana di Lapis ed affini, la F.I.L.A., oggi una multinazionale con numerose sedi, la più vicina a Scopeti lungo la Sieve; nel 1968 viene inagurata la sede Rai dove abbiamo posteggiato le auto....

Si parte scendendo sul greto dell'Arno e si percorre a contatto con il fiume il primo chilometro. Volgendosi verso Ovest, nel senso della corrente, si vede la città e sul fiume la villa La Casaccia, oggi Hotel Ville sull'Arno, tante volte raffigurata nelle opere dei macchiaioli. La zona circostante, la Piagentina, era un'estensione di verde fino alla confluenza dell'Africo in Arno, poi disordinatamente saturata di palazzoni nella speculazione edilizia degli anni 50. Alla confluenza del torrente, c'era la mitica trattoria del Gobbo, meta delle gite borghesi fuori porta e che nel dopoguerra diviene una bar, una bisca e un improvvisato teatrino dove si esibisce anche Romano Cecconi.
Volgendosi verso Est si riconosce la chiesa di san Pietro, l'ex deposito dei tram e la centrale di trasformazione dell'Enel. Qui il fiume è incassato nei suoi argini ora, ma nel passato vagava liberamente nella piana sdoppiandosi in più rami e formando con i sedimenti veri e proprio isolotti. Di tutta questa libertà è rimasta traccia nella toponomastica delle vie: Via del Bisarno, via delle Lame, sulla riva opposta.
Si risale sulla pista ciclabile proprio davanti alle prese in Arno dell'acquedotto dell'Anconella all'altezza della vecchia mescita del Cigno, oggi sede di una trattoria e di una pizzeria; la pista passa sotto al viadotto del ponte di Varlungo, l'ultimo ponte di Firenze, inagurato nel 1981. Si riconosce l'ex monastero della Funga e si incontra la fabbrica ancora attiva dei Fratelli Franchi, che produce dagli anni 50 filati di lana. Proseguendo si giunge alla confluenza del torrente Mensola con l'Arno; la zona era chiamata da i vecchi "La Sardigna", esattamente come il territorio al di fuori della porta a San Frediano. Qui, come nell'altra Sardigna, per secoli venivano abbandonate le carogne degli animali morti e l'aria era ammorbata dai miasmi dei corpi putrefatti. Si credeva, in modo del tutto ingiustificato, che simili miasmi fossero anche in Sardegna per cause naturali, da qui il nome largamente usato fino agli anni 60. La confluenza è interessata da lavori di sistemazione che, tra l'altro, eliminano la piccola pescaia che assicurava l'altezza dell'acqua in tutte le stagioni per il pescaggio della Nave, il traghetto che permetteva di attraversare il fiume fino all'entrata in funzione del ponte di Varlungo.
Proseguendo ci dirigiamo verso il complesso del mulino di san Michele a Rovezzano dove la strada ripale si interrompe all'altezza della "porta foderaia" della pescaia, che serviva a permettere il passaggio dei "foderi", gli zatteroni di tronchi, spediti lungo fiume dal Casentino e il Pratomagno fino a Firenze e a Livorno. A Firenze i tronchi venivano recuperati all'altezza di piazza della trave, in seguito denominata piazza Mentana. Aggiriamo il mulino percorrendo un tratto di via della Nave a Rovezzano e ritornando sulla pista che si chiama ora via delle mulina di sant'Andrea e che conduce, dopo aver superato la caserma Predieri della Divisione Friuli, a questo secondo mulino, anch'esso dotato di pescaia, dove si macinava il grano e conciavano i panni. Nel primo dopoguerra il mulino divenne una centrale idroelettrica che rimase in funzione fino agli anni 50.
Dopo aver osservato l'orologio solare sulla facciata dell'edificio del mulino, risaliamo la pescaia e continuiamo lungo la riva arrivando al ponte della ferrovia, attraverso il quale la moderna direttissima proveniente da Roma si reimmette nel vecchio tracciato Firenze – Pontassieve in direzione di Firenze.

 
 

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............Mulino di San Michele a Rovezzano ...............Mulino di Sant'Andrea a Rovezzano

Si prosegue lungo la pista e si raggiunge il Girone, frazione del comune di Fiesole che deve il suo nome ad un meandro dell'Arno che fa qui una grande curva, un girone appunto. Qui si trova un'altra pescaia e un complesso di mulini che furono costruiti per la macinatura dei cereali e per la follatura della lana, la gualchiera. La pista finisce a ridosso del mulino della Martellina ed un'altra pescaia, all'estremità Est del Girone, da qui tornando indietro osserviamo il canale che deviava l'acqua dell'Arno verso le pale della gualchiera e prendendo l'unico stradello sulla destra raggiungiamo la piazza della gualchiera, dove sono ancora presenti le chiuse e il canale che riportava l'acqua nel fiume. Si ritorna sulla pista ciclabile e poi indietro verso Firenze; all'altezza del mulino di Sant'Andrea una stretta stradella ci porta in via delle Mulina e costeggiando il moderno parco d'arte Pazzagli si raggiunge il borgo di Rovezzano con i suoi tabernacoli e l'antica chiesa di Sant'Andrea dove, se aperta, possiamo ammirare la duecentesca madonna con bambino e due angeli. Si percorre verso Firenze via di sant'Andrea a Rovezzano, costeggiando la caserma Predieri e si giunge alla vecchia via aretina, proprio di fronte a Villa Favard. Si prosegue sempre rimanendo nel borgo e sulla vecchia via aretina fino a raggiungere la chiesa di san Michele a Rovezzano e l'altro cancello di Villa Favard. Qui imbocchiamo lo Stradone di Rovezzano e raggiungiamo la pizzeria dove ci aspetta uno spuntino.
Dopo pranzo torniamo indietro verso l'Arno lungo via della Nave a Rovezzano, quindi attraversiamo il fiume sulla corsia pedonale del ponte di Varlungo e raggiungiamo sulla riva opposta il parco dell'albereta. Si percorre la pista fino al ponte da Verazzano, lo si attraversa e si ritorna lungo il giardino fluviale al punto di partenza.

Il percorso è disponibile in ViewRanger all'indirizzo:
https://my.viewranger.com/track/details/ODc5NTA0Nw==



• Punto di ritrovo: ore 9:00 davanti all'ingresso del teatro OBIHALL, dopo aver parcheggiato. Si consiglia di utlizzare il parcheggio della RAI dall'altra parte del viale.
• Alle ore 9:30 inizia l'escursione
• Per chi è interessato si segnala la possibilità di parteciapre alla Messa presso la chiesa di san Pietro in Varlungo alle ore 8:00 (Indicazioni stradali).

E' previsto un sobrio spuntino alle ore 13:00, a ¾ della passeggiata. Portatevi comunque da bere e qualunque altro genere di conforto perché si tratta pur sempre di una bella camminata. Per il vestiario regolatevi con il meteo e vestitevi a strati. Scarpe comode, ma dotate di suola aggrappante.

Per motivi organizzativi, l'assicurazione per eventuali ospiti e la prenotazione in pizzeria, dare conferma al capogita della propria partecipazione, entro le ore 12 del sabato precedente l'escursione. Il capogita è disponibile a ricevere la vostra partecipazione e per ogni altra richiesta al numero 329 1868081, anche via whatsapp.

 

 

 

GRUPPO TREKKING LASTRA A SIGNA

CASA DEL POPOLO TRIPETETOLO
VIA LIVORNESE,108 LASTRA A SIGNA 50055 e-mail info@lastratrekking.it

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